L'istinto del gregge - di Vittorio Camacci
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Ogni estate, quando il sole spegneva l’ultima neve sulle cime e l’erba si faceva alta come un bambino in crescita, il gregge veniva condotto sui pendii solitari di Valle Castellana. Era un luogo remoto, dove il silenzio aveva il sapore del tempo antico e il vento conosceva le voci degli avi.
Là, tra valli scoscese e crinali battuti dalle nuvole, si ripeteva un fatto curioso, che nessuno dei pastori più giovani sapeva spiegarsi. Accadeva ogni anno, puntuale, eppure restava un enigma. Dopo giorni di pascolo abbondante, quando le bestie avevano riempito le pance fino allo sfinimento, alcune di loro si allontanavano dal resto del branco. Con passo deciso, come mosse da un istinto più vecchio della memoria, cercavano certe piante dimenticate, dall’aspetto dimesso ma dal profumo forte. Le leccavano a lungo, quasi con devozione, poi tornavano tranquille, come alleggerite da un peso invisibile.
Chi osservava attentamente cominciava a notare che solo quelle che si affidavano a quella misteriosa pianta ritrovavano vigore. Le altre rimanevano stordite, gonfie, lente, come fiacchezze viventi.
Nessuno osava dire troppo, ma tra i più anziani si bisbigliava che quelle foglie avevano un potere che non era solo della natura. Si diceva che lì, in quella conca segreta, crescesse un’erba benedetta dai pastori dell’antichità, una pianta che aiutava gli animali e gli uomini, ma che richiedeva rispetto e silenzio, perché cresciuta su una terra che un tempo era sacra. Era la genziana, dai fiori gialli accesi come il sole che non tramonta mai.
Qualcuno ne raccolse le radici, le portò via come un furto gentile, poi le immerse in alcool e ombra, aspettando che il tempo facesse il suo lavoro. L’infuso che ne nacque era amarissimo, ma dentro quell’amaro si nascondeva una forza arcana: bastava un sorso per sentire la vita tornare a scorrere.
All’inizio fu tenuto segreto, come un rito privato. Ma le voci camminano veloci sui sentieri dell’Appennino. Dalle stalle passò alle locande, dalle locande ai mercati lontani e infine alle mani di chi non aveva mai calpestato un prato. Tutti parlavano del liquore venuto dalla montagna, del suo potere digestivo, del suo gusto profondo come la terra che l’aveva partorito.
Eppure nessuno seppe mai davvero da dove venisse. Solo pochi ricordavano l’origine: un gregge che seguiva l’istinto, un’erba selvatica dal cuore d’oro e un pastore senza nome che ascoltava più gli animali che gli uomini.
Da allora, in certe notti senza luna, qualcuno dice di vedere ancora delle pecore salire da sole verso la genziana, guidate da una memoria che non è di questo tempo. E chi beve quell’amaro, se sa ascoltare, può sentire in fondo alla gola il sussurro di una valle antica che continua a raccontare i suoi segreti.
" A l' istate lì pecurale purtave
lì gregge a pascula'
su p' li muntagne de Valle Castella',
s' addunave de nu fatt strano
ca quand lì pecure
ave' magnate n' abbondanze
e je dulave la panze
jave a lecca li foie de na jerve amare
ca je faciave buone
pecca' j' assettave la digestione.
Sta' pianta curiose
ae' assi' preziose
nghe cirte bille fiure gialle
ae' l' oro de la valle.
Ae' la Genziane
ca fa bbone pure a li cristiane."
Vittorio Camacci
Grottammare Vintage Market
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Torna il Grottammare Vintage Market:
due serate tra moda, design e memoria sul Lungomare della Repubblica
Sabato 30 e domenica 31 agosto, dalle ore 17 alle 24, oltre 60 espositori da tutta Italia per la seconda edizione dell’evento dedicato al vintage e alla sostenibilità
Dopo il successo della prima edizione, il Grottammare Vintage Market torna sul Lungomare della Repubblica per un doppio appuntamento serale: sabato 30 e domenica 31 agosto, dalle ore 17:00 alle 24:00, la cittadina adriatica si trasformerà in una passerella a cielo aperto per tutti gli amanti del vintage, del collezionismo e del design d’epoca.
L’evento, organizzato da Brandozzi snc – storica realtà del territorio nel settore dei mercatini tematici e antiquari (tra cui il celebre format L’Antico e le Palme) – si svolge con il patrocinio del Comune di Grottammare.
In riva al mare saranno presenti oltre 60 espositori provenienti da tutta Italia, pronti a proporre abbigliamento e accessori d’epoca, arredamento rétro, oggetti da collezione, dischi in vinile, ceramiche, quadri, mobili restaurati e tanto altro. Un vero e proprio viaggio nel tempo tra pezzi unici che raccontano lo stile e il gusto del Novecento.
«Il vintage oggi è molto più di una moda: è un modo consapevole e creativo di vivere e acquistare», spiega Maria Brandozzi, organizzatrice dell’iniziativa. «Ridare vita a oggetti e capi del passato significa promuovere un modello di consumo sostenibile, basato sulla qualità, sulla memoria e sul riuso».
Un evento che unisce cultura, socialità e sostenibilità, come sottolinea anche la consigliera delegata alle Attività Produttive, Cristina Baldoni, tra le promotrici del progetto: «Il Grottammare Vintage Market è pensato come un momento di incontro, scoperta e valorizzazione del nostro patrimonio culturale del ’900. Un’occasione per riscoprire oggetti che appartengono alla nostra storia quotidiana, per riflettere sull'importanza del riutilizzo, ma anche per sostenere il commercio locale e animare il lungomare con un’iniziativa di qualità. Sarà una passeggiata tra memoria e bellezza, sotto le stelle di fine agosto».
Il Grottammare Vintage Market vi aspetta quindi sabato 30 e domenica 31 agosto, dalle 17:00 alle 24:00, sul Lungomare della Repubblica. L’ingresso è libero.
Brandozzi Antonio & Co. snc
Via della Bonifica, 1- 63100 Ascoli Piceno
tel. 0736.256956 - mob 393.9862023
http://www.mercatiniantiquari.com
Le chiese scomparse di Ascoli
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Le chiese scomparse di Ascoli
Lunedì 1 settembre ultimo appuntamento con
“Salute in cammino per la cultura”
ASCOLI – Lunedì 1 settembre è in programma l’ultimo appuntamento con le iniziative del progetto “Salute in cammino per la cultura”, promosso da Unione Sportiva Acli Marche APS.
La partenza è prevista alle ore 21 da Porta Romana (inizio di viale Treviri), per un affascinante percorso guidato alla scoperta di alcune tra le chiese scomparse della città di Ascoli Piceno.
Durante la camminata, della durata di circa due ore e mezza, una guida turistica abilitata illustrerà le tracce ancora visibili di alcune chiese ascolane.
L’iniziativa è gratuita e fa parte del progetto “A tutto campo” di Acli provinciali APS, realizzato con il sostegno del Comune di Ascoli Piceno.
Il progetto ha fatto registrare 1254 presenze, coinvolgendo più di 850 persone di cui 275 che non avevano mai partecipato al progetto stesso.
La prenotazione all’iniziativa dedicata alla chiese scomparse di Ascoli Piceno va effettuata entro il 31 agosto, inviando un messaggio al numero 393 9365509 con nome e cognome.
L'oro di Borgonovo - di Vittorio Camacci
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In una calda e assolata dimenica di luglio, il piccolo borgo di Borgonovo, frazione di Torricella Sicura in provincia di Teramo, ha ospitato con entusiasmo una delle tante tappe del Festival dei Borghi Rurali della Laga. Adagiato su antichi massi di arenaria e circondato da colline che raccontano secoli di vita contadina, il borgo ha accolto oltre duecento partecipanti, giunti un po' da tutta Italia, con qualche presenza anche dall' estero, per vivere un’esperienza immersiva tra storia, natura e tradizioni. La giornata si è aperta con una ricca colazione contadina offerta dalla comunità locale, tra dolci fatti in casa, biscotti appena sfornati e caffè fumante. Poi, la comitiva ha intrapreso una suggestiva passeggiata lungo le colline circostanti, accompagnata da guide del luogo che hanno raccontato aneddoti e leggende del territorio. Tra le storie più suggestive, quella di un abitante del borgo che, in tempi remoti, tentò di raggiungere Poggio Rattieri durante una violenta bufera di neve, ma fu assalito da un lupo che lo azzannò alla gola, lasciandolo senza scampo nella neve. La marcia si è conclusa in un’aia erbosa, dove il tempo sembrava essersi fermato.
Qui è andata in scena una dimostrazione di trebbiatura secondo le tecniche tradizionali descritte nei pannelli espositivi del festival. Tra trattori d'epoca, forconi, “manucchi” e “biche”, il lavoro della mietitura e della trebbiatura ha rivissuto sotto gli occhi incuriositi del pubblico, che ha potuto toccare con mano il faticoso ma affascinante mondo agricolo di un tempo. Il percorso esperienziale è proseguito con il laboratorio della preparazione della pasta fatta in casa e del pane, un’occasione per tramandare alle nuove generazioni i saperi antichi legati al cibo e alla convivialità. A chiudere in bellezza la giornata, un ricco pranzo offerto dalla comunità, a base di piatti tipici, vino locale, frutta e dolci della tradizione, accompagnati da canti e balli popolari. L ’ultima danza è stata riservata alla quadriglia, la classica ballata collettiva che ha coinvolto tutti: partecipanti, ospiti, cuochi, musicisti e organizzatori, in un grande abbraccio comunitario che ha celebrato non solo la fine della giornata, ma il senso profondo di appartenenza a una cultura che, anche se minacciata dall’oblio, continua a vivere nelle piazze, nei racconti e nei cuori di chi la sa riconoscere e tramandare.
Vittorio Camacci