Timoteo Sceverti - Maree
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TIMOTEO SCEVERTI
M A R E E
Mostra personale di pittura ed incontri tematici sul Mare
Palazzina Azzurra
San Benedetto del Tronto
6 dicembre 2025 | 11 gennaio 2026
Finissage
11 dicembre 2025, ore 17.00
Domenica 11 gennaio si conclude la fantastica mostra esperienziale dell’artista Timoteo Sceverti e in occasione del finissage, la Palazzina Azzurra ospiterà la performance “marəa” di Zoe Map, accompagnata dalla voce sublime di Eva Fasano.
“marəa” è una performance che si muove in riemersione. Il corpo diventa archivio, attraversato da correnti di memoria e richiamato dalla profondità.
Eco di Yemayá, marəa interroga ciò che resta sommerso in assenza di ossigeno: informazioni senza contesto, memoria senza assorbimento, un rapporto spezzato con l’acqua come origine e radice.
La voce di Eva Fasano è presenza che risuona e modula l’esperienza nello spazio.
Fluisci. Immergiti. Respira.
Zoe Map è un’artista multidisciplinare che lavora tra performance e audiovisivo. La sua ricerca indaga il corpo come archivio e spazio di memoria. Dopo sedici anni a New York, vive e lavora in Italia, dove sviluppa progetti artistici e laboratori creativi. È fondatrice di UNLEARN Series, progetto educativo dedicato all’identità italiana, presentato anche al Museo del Mare di San Benedetto del Tronto.
Quest’ultima collaborazione chiude la mostra ed il festival maree.
I presepi nelle chiese ascolane
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Sabato 20 dicembre, dalle ore 14:45 alle 18 circa, si svolgerà ad Ascoli Piceno un evento culturale gratuito promosso da Unione Sportiva Acli Marche: “I presepi nelle chiese ascolane”.
L’iniziativa rientra nel progetto “SSC - Social smart city” del Comune di Ascoli Piceno (capofila dell’Ambito Territoriale Sociale XXII), nato grazie al bando “Educare in comune” della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche della famiglia. Coordinato dalle Acli provinciali, il progetto mira a creare una rete di enti del terzo settore e di comuni impegnati a costruire un sistema di welfare sussidiario, capace di valorizzare i servizi esistenti e attivarne di nuovi per il benessere della comunità.
Il percorso partirà dalla Porta Romana di Viale Treviri e prevede una camminata con guida turistica attraverso alcuni luoghi e chiese della città che custodiscono presepi artistici. I presepi nelle chiese non sono solo espressioni di fede, ma anche opere di grande valore artistico, realizzate con cura e creatività da artigiani e artisti locali.
Visitare questi presepi significa anche scoprire il patrimonio storico e architettonico della città, entrando in contatto con chiese e luoghi meno conosciuti ma ricchi di fascino. Inoltre, la camminata guidata rappresenta un’esperienza condivisa che favorisce la socialità e la partecipazione, in linea con lo spirito del progetto “Social smart city”.
Per partecipare gratuitamente è necessario prenotarsi inviando un messaggio al numero 3939365509, indicando nome e cognome. È previsto un massimo di 70 partecipanti.
Le mie montagne - di Vittorio Camacci
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Oggi 11 dicembre Giornata Internazionale della Montagna voglio parlarvi delle mie terre, Laga e Sibillini, tra silenzio, abbandono e desiderio
Quando si parla di “montagna” si rischia sempre di semplificare. O di abbellire. O, al contrario, di compatire. Io lo so bene, perché vivo e guardo ogni giorno due catene che stanno una accanto all’altra ma raccontano storie diverse: i Monti della Laga e i Monti Sibillini. Due mondi che condividono crinali, vento e neve, ma che oggi incarnano tutte le contraddizioni della montagna italiana.
La Laga è la montagna ruvida. Bosco fitto, acque ovunque, pendii instabili, paesi piccoli, spesso feriti dal sisma. Qui la montagna non è cartolina: è fatica quotidiana, isolamento, servizi che mancano o arrivano tardi. Qui lo spopolamento non è una parola astratta, ma una casa chiusa, una scuola accorpata, un presidio sanitario che si allontana. È la montagna che rientra perfettamente nella definizione costituzionale di “zona svantaggiata”, ma che troppo spesso resta solo una categoria statistica.
I Sibillini, invece, hanno conosciuto almeno in parte, fino al sisma 2016, un altro destino. Più noti, più raccontati, più “desiderati”. Il turismo escursionistico, i borghi più attrezzati, una certa narrazione naturalistica ed eroica li ha resi più appetibili. Ma anche qui la montagna non è tutta uguale: accanto ai paesi che riescono ad attrarre visitatori e nuovi residenti, ce ne sono altri che continuano a svuotarsi, lontani dai flussi e dalle attenzioni.
È questa la grande contraddizione che chi vive davvero la montagna conosce bene: non esiste una montagna sola, ma molte montagne, anche dentro pochi chilometri. Zone povere e spopolate convivono con aree più turistiche e “vendibili”. A volte basta una strada migliore, una vista più aperta, un nome più conosciuto per cambiare il destino di un paese.
Eppure, Laga e Sibillini condividono una ricchezza che non entra facilmente nei bilanci: il silenzio, il buio notturno, l’acqua, lo spazio, il tempo lento. Beni intangibili che oggi tornano ad avere valore, soprattutto per chi fugge dalle città. Ma attenzione: senza servizi essenziali, questi beni restano un lusso per pochi o una parentesi turistica, non una base per tornare a vivere stabilmente.
Il rischio è sempre lo stesso: da una parte la montagna-vetrina, raccontata solo quando è bella e performante; dall’altra la montagna-assistita, vista come un problema da tamponare. In mezzo restano territori come la Laga, che non chiedono compassione ma condizioni minime di dignità: scuole, sanità, mobilità, presenza dello Stato.
Se l’11 dicembre, Giornata internazionale della Montagna, deve avere un senso, allora dovrebbe servire a questo: ascoltare le montagne reali, non quelle immaginate. Capire che la Laga non diventerà mai Sarnano, Ussita, Castelluccio, Fiastra, io spero che non lo diventi, e che i Sibillini non possono essere solo un parco da consumare. Sono territori vivi, complessi, contraddittori, come chi li abita.
Le mie montagne non chiedono celebrazioni. Chiedono di non essere raccontate a metà.
Vittorio Camacci
Non ce la facciamo più - di vittorio Camacci
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Basta, non ce la facciamo più.
Ci avete rotto le...
E non quelle dell’albero di Natale, eh.
Proprio quelle nostre, i gioielli di famiglia, quelli personali, affettivi e ormai pure consumati.
Perché oggi si paga tutto, manca solo il respiro a gettone.
E paga la luce.
E paga il gas.
E paga l’acqua.
E paga l’IMU.
E paga l’immondizia.
E paga il canone Rai che manco guardi più, perché se non c’hai la TV nuovissima non si vede niente: “Aggiorna il dispositivo”, dice. Aggiorna sto..., dico io.
E poi?
Bollino alla caldaia.
Mutuo.
Condominio.
Bollo auto, assicurazione, revisione, gomme estive, gomme invernali, gomme che girano da sole per lo stress.
Autostrada, parcheggi blu pure sullo zerbino di casa.
E se vinci alla lotteria?
Ti tassano pure la fortuna, manco avessi trovato l’oro sotto al letto.
Alla fine del mese ti resta un litro d’acqua.
E lo Stato che ti dice:
“Riempi un bidone da cinque”.
Certo, facciamo magie: Son Goku dei poveri.
Poi però…
In mezzo a questa fiera del “PAGA QUI”,
esiste l’unica cosa al mondo che non si paga:
il Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga.
Gratis.
Zero.
Nulla.
Neanche un centesimo.
Se provi a offrire soldi rischi che te li ridanno indietro con lo scontrino di cortesia.
E dentro questo miracolo economico, c’è lui:
il falò dell’Immacolata di Mattere,
che quest’anno ha rappresentato Tutti i focaracci della Venuta,
pareva il capo-condominio dei fuochi.
Si è acceso, ha fatto fumo, ha fatto luce,
e la gente ha detto:
“Questo sì che comanda! Come la Zampogna Zoppa Cerquetana di Davide".
Fuochi d’artificio? Certo. Maxi rinfresco? Manco a dubitarne dell' accoglienza e delle dispense abruzzesi dove " lu' magna' n'en manca maije, mica so tirati come li marchiscia' ".
Sembrava Capodanno, ma senza la spesa di Capodanno.
Mentre nella piccola chiesa di San Lorenzo,
tra panche che scricchiolavano più dei nostri stipendi,
si raccontavano storie, un film in bianco e nero pieno di silenzi, più le leggende epiche del pastore transumante Giacomino Lattanzi.
Giacomino che ancora oggi prende in affitto i pascoli alla Candela Vergine:
la fiamma scende, i presenti trattengono il fiato…
peccato che i “presenti” ormai siano lui e… lui.
Zero rivali.
Vince sempre.
Manco Ibrahimovic ai tempi d’oro.
E mentre questa tradizione medievale continua,
io non riesco manco più a scende in città.
Che poi arriva il dottor Andrea "Zivago",
con la busta in mano,
che mi corre dietro l' automobile come fosse un inseguimento dei Carabinieri a Striscia la Notizia:
“Ehi! Ti devo pagà la potatura! No, ma sei tu...Un incubo!" Io che gli dico: "Dalli a me, no a Francesco ‘Lu Lupe!" - "Ma pure la potatura te devo paga'. Basta non se ne può più!"
La montagna ride, io piango,
Giacomino si gratta la barba e dice:
“Eh oh, qua se paga tutto… Solo sui pascoli della Laga i soldi non servono e non c' è manco la Lingua Blu c' acchiappa alle pecore. Ci so' le rapazzole pe' durmi' e ci sta pure la pietra de lì pecurale che non si legge più, si è salata, ma piace tanto al dottor Zivago.
E niente.
Così va l’Italia.
Tra bollette, rincari, candele vergini, dottori velocisti, zampogne zoppe, lingue blu e falò che resistono una cosa è certa: nel Festival dei Borghi rurali della Laga non ci si annoia mai!
Vittorio Camacci