Grottammare Vintage Market
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Torna il Grottammare Vintage Market:
due serate tra moda, design e memoria sul Lungomare della Repubblica
Sabato 30 e domenica 31 agosto, dalle ore 17 alle 24, oltre 60 espositori da tutta Italia per la seconda edizione dell’evento dedicato al vintage e alla sostenibilità
Dopo il successo della prima edizione, il Grottammare Vintage Market torna sul Lungomare della Repubblica per un doppio appuntamento serale: sabato 30 e domenica 31 agosto, dalle ore 17:00 alle 24:00, la cittadina adriatica si trasformerà in una passerella a cielo aperto per tutti gli amanti del vintage, del collezionismo e del design d’epoca.
L’evento, organizzato da Brandozzi snc – storica realtà del territorio nel settore dei mercatini tematici e antiquari (tra cui il celebre format L’Antico e le Palme) – si svolge con il patrocinio del Comune di Grottammare.
In riva al mare saranno presenti oltre 60 espositori provenienti da tutta Italia, pronti a proporre abbigliamento e accessori d’epoca, arredamento rétro, oggetti da collezione, dischi in vinile, ceramiche, quadri, mobili restaurati e tanto altro. Un vero e proprio viaggio nel tempo tra pezzi unici che raccontano lo stile e il gusto del Novecento.
«Il vintage oggi è molto più di una moda: è un modo consapevole e creativo di vivere e acquistare», spiega Maria Brandozzi, organizzatrice dell’iniziativa. «Ridare vita a oggetti e capi del passato significa promuovere un modello di consumo sostenibile, basato sulla qualità, sulla memoria e sul riuso».
Un evento che unisce cultura, socialità e sostenibilità, come sottolinea anche la consigliera delegata alle Attività Produttive, Cristina Baldoni, tra le promotrici del progetto: «Il Grottammare Vintage Market è pensato come un momento di incontro, scoperta e valorizzazione del nostro patrimonio culturale del ’900. Un’occasione per riscoprire oggetti che appartengono alla nostra storia quotidiana, per riflettere sull'importanza del riutilizzo, ma anche per sostenere il commercio locale e animare il lungomare con un’iniziativa di qualità. Sarà una passeggiata tra memoria e bellezza, sotto le stelle di fine agosto».
Il Grottammare Vintage Market vi aspetta quindi sabato 30 e domenica 31 agosto, dalle 17:00 alle 24:00, sul Lungomare della Repubblica. L’ingresso è libero.
Brandozzi Antonio & Co. snc
Via della Bonifica, 1- 63100 Ascoli Piceno
tel. 0736.256956 - mob 393.9862023
http://www.mercatiniantiquari.com
Le chiese scomparse di Ascoli
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Le chiese scomparse di Ascoli
Lunedì 1 settembre ultimo appuntamento con
“Salute in cammino per la cultura”
ASCOLI – Lunedì 1 settembre è in programma l’ultimo appuntamento con le iniziative del progetto “Salute in cammino per la cultura”, promosso da Unione Sportiva Acli Marche APS.
La partenza è prevista alle ore 21 da Porta Romana (inizio di viale Treviri), per un affascinante percorso guidato alla scoperta di alcune tra le chiese scomparse della città di Ascoli Piceno.
Durante la camminata, della durata di circa due ore e mezza, una guida turistica abilitata illustrerà le tracce ancora visibili di alcune chiese ascolane.
L’iniziativa è gratuita e fa parte del progetto “A tutto campo” di Acli provinciali APS, realizzato con il sostegno del Comune di Ascoli Piceno.
Il progetto ha fatto registrare 1254 presenze, coinvolgendo più di 850 persone di cui 275 che non avevano mai partecipato al progetto stesso.
La prenotazione all’iniziativa dedicata alla chiese scomparse di Ascoli Piceno va effettuata entro il 31 agosto, inviando un messaggio al numero 393 9365509 con nome e cognome.
L'oro di Borgonovo - di Vittorio Camacci
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In una calda e assolata dimenica di luglio, il piccolo borgo di Borgonovo, frazione di Torricella Sicura in provincia di Teramo, ha ospitato con entusiasmo una delle tante tappe del Festival dei Borghi Rurali della Laga. Adagiato su antichi massi di arenaria e circondato da colline che raccontano secoli di vita contadina, il borgo ha accolto oltre duecento partecipanti, giunti un po' da tutta Italia, con qualche presenza anche dall' estero, per vivere un’esperienza immersiva tra storia, natura e tradizioni. La giornata si è aperta con una ricca colazione contadina offerta dalla comunità locale, tra dolci fatti in casa, biscotti appena sfornati e caffè fumante. Poi, la comitiva ha intrapreso una suggestiva passeggiata lungo le colline circostanti, accompagnata da guide del luogo che hanno raccontato aneddoti e leggende del territorio. Tra le storie più suggestive, quella di un abitante del borgo che, in tempi remoti, tentò di raggiungere Poggio Rattieri durante una violenta bufera di neve, ma fu assalito da un lupo che lo azzannò alla gola, lasciandolo senza scampo nella neve. La marcia si è conclusa in un’aia erbosa, dove il tempo sembrava essersi fermato.
Qui è andata in scena una dimostrazione di trebbiatura secondo le tecniche tradizionali descritte nei pannelli espositivi del festival. Tra trattori d'epoca, forconi, “manucchi” e “biche”, il lavoro della mietitura e della trebbiatura ha rivissuto sotto gli occhi incuriositi del pubblico, che ha potuto toccare con mano il faticoso ma affascinante mondo agricolo di un tempo. Il percorso esperienziale è proseguito con il laboratorio della preparazione della pasta fatta in casa e del pane, un’occasione per tramandare alle nuove generazioni i saperi antichi legati al cibo e alla convivialità. A chiudere in bellezza la giornata, un ricco pranzo offerto dalla comunità, a base di piatti tipici, vino locale, frutta e dolci della tradizione, accompagnati da canti e balli popolari. L ’ultima danza è stata riservata alla quadriglia, la classica ballata collettiva che ha coinvolto tutti: partecipanti, ospiti, cuochi, musicisti e organizzatori, in un grande abbraccio comunitario che ha celebrato non solo la fine della giornata, ma il senso profondo di appartenenza a una cultura che, anche se minacciata dall’oblio, continua a vivere nelle piazze, nei racconti e nei cuori di chi la sa riconoscere e tramandare.
Vittorio Camacci
Lupo Gagliardo - di Vittorio Camacci
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Tutti conoscono la figura di Robin Hood, il bandito buono che, nell’Inghilterra medievale, rubava ai ricchi per dare ai poveri. Pensate sia possibile che esista una figura analoga in Italia?
Ebbene sì! Esiste in un’epoca ben più vicina a noi, la prima metà dell’Ottocento, ed anche in un contesto geografico molto vicino la Valle Castellana
Si tratta di Lupo Gagliardo, mitico bandito giustiziere realmente esistito, inafferrabile primula rossa dalla parte degli umili contadini, la cui figura, però, sfuma in larga misura nella leggenda.
Personaggio leggendario, per alcuni eroe e per altri comune brigante, sicuramente affascinante, riscuoteva le simpatie del popolo.
La sua leggenda vuole che si fosse dato al brigantaggio per un'ingiustizia subita.
Lupo Gagliardo faceva l'oste nei pressi del bivio per Basto, vicino al ponte sul Castellano, e una sera diede ospitalità a due viandanti ai quali prestò il suo orologio perché potessero regolarsi sulla levata del giorno dopo. L'indomani, tuttavia, i due viaggiatori si eclissarono di buon'ora senza restituirglielo. Accortosene, il nostro eroe li rincorse, ne acciuffò uno, proprio quello che aveva l'orologio, e a suon di sberle, oltre che con la minaccia di buttarlo nel Castellano riottenne il proprio orologio, lasciandolo poi andare via.
Rientrato nella sua osteria, pensava che l'episodio si fosse concluso, senza sapere che il disonesto si era recato dai gendarmi e lo aveva denunciato per rapina. I gendarmi napoleonici, al tempo dell'occupazione francese, credettero all'accusatore e non a lui, e lo arrestarono.
Lupo Gagliardo subì il processo, fu condannato, ma giurò a sé stesso che non avrebbe più sopportato un'ingiustizia o un torto e si diede al brigantaggio nella Banda di Giacomo Costantini alias Sciabolone soprannome che aveva ereditato dal padre Giuseppe.
Da qui inizia la sua storia di giustiziere della Laga, perché ovunque ci fossero ingiustizie o soprusi interveniva lui, che a suon di schioppettate si faceva rispettare e soprattutto temere da usurai e da quelli che lui riteneva prepotenti e opportunisti. Intanto il suo mito cresceva a dismisura e le sue gesta erano considerate eroiche dal popolo, che non amava i gendarmi perché non capivano e parlavano la loro lingua.
Il nome sembra suggerire la fisionomia di un personaggio animalesco. Era, invece, un tipo ben determinato e deciso, che si macchiò anche di omicidi nella sua lunga pratica del brigantaggio. Ciò che rese la sua figura quasi mitica, al di là e al di qua del crinale di San Paolo che segnava il confine fra lo Stato Pontificio ed il Regno Borbonico, era una caratteristica singolare: depredava solo i ricchi e non perdeva l’occasione per aiutare i più poveri. Per questo si diffusero diversi racconti, probabilmente amplificati da un’aura di leggenda, delle sue gesta.
Costituiva motivo di vanto, per i montanari di quel tempo, poter dire di averlo visto, di averlo incrociato, anche solo per pochi istanti. Non solo: in molti casolari, che si sapeva frequentate occasionalmente da lui, era consuetudine lasciare cibo, bevande e legna, perché potesse trovare, soprattutto nei rigori dell’inverno, non solo ricovero, ma anche adeguato ristoro. Nessuno osava approfittare di questa disponibilità senza sorveglianza, nonostante fossero tempi nei quali fame e stenti fornivano più di un motivo per cadere in tentazione. Insomma, era diventato una specie di simbolo del risentito spirito di rivolta che covava nell’animo della gente di montagna contro un’autorità sentita come lontana e oppressiva.
Le autorità competenti, preoccupate di soffocare questo simbolo di libertà, emanarono bandi di cattura con tanto di taglia: 200 ducati se vivo, 80 ducati se morto. Innumerevoli le imboscate delle guardie per catturarlo. Memorabile lo scontro a fuoco a Civitella , in cui rimase ferito ad un piede nell' assalto alla casa dei Garzia. Lupo Gagliardo fu colpito anche vicino al cuore, ma riuscì a salvarsi la vita, grazie a uno speciale giubbotto antiproiettile artigianale che portava sotto il mantello, tanto da renderlo invincibile.
Di corporatura piuttosto robusta, Lupo era alto, con capelli corvini ricci intrecciati, barba nera e pelle olivastra. Amava sempre camuffarsi per sfuggire alla cattura, sia nei lineamenti che nei travestimenti (da contadino vecchio, da prete e persino da donna). Parlava il dialetto con inflessioni napoletane, retaggio della dominazione borbonica, ed era immancabilmente armato di coltelli, pistole e fucile a schioppo.
Per catturarlo e cancellare il mito, le truppe francesi organizzarono un'imboscata nei pressi del ponte sul Salinello, sotto Civitella. Lupo, ferito al piede, ignaro del tranello, cadde nella trappola, ma all' ufficiale francese che gli intimava di arrendersi, rispose testuali parole:
"Le vecchie volpi si catturano, ma non hanno certo il mio pelo."
Si gettò nel Salinello, scomparendo dalla vista. Miracolosamente, riuscì a guadagnare la riva del fiume e si diede di nuovo alla macchia. Ma un giorno, in un bosco, fu morsicato da un misterioso serpente. Riuscì a salvarsi, ma il suo fisico ormai stanco e indebolito lo costrinse a rifugiarsi sopra il Monte di Laturo da un brigante, tale Fafa', che riteneva amico.
Fafa', però, per intascare la taglia sulla sua testa, lo tradi e accerchiato nell' umile casupola dove si era rifugiato fu ucciso con una fucilata dal tenente Santini. Finiva così la storia di questo leggendario bandito della Laga teramana, un brigante famigerato diventato tale per gli eventi o un romantico ladro "gentiluomo", che amava solo il giusto e soprattutto la libertà.
Vittorio Camacci