Progetto Esosport - PicenAmbiente
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Progetto Esosport - PicenAmbiente
Diamo un’altra chance a vecchie scarpe sportive, palline da tennis o padel, camere d’aria e pneumatici delle biciclette
L’anno scolastico sta per concludersi: è il momento giusto per dare una nuova possibilità alle vecchie scarpe sportive — sneakers, scarpe da running e perfino infradito. Per il riciclo è importante che la suola sia in gomma.
Grazie a uno speciale processo che separa la suola dalla tomaia, questi materiali possono essere trasformati in nuova materia prima per realizzare pavimentazioni antitrauma per parchi giochi, playground e piste di atletica.
Il progetto Esosport, realizzato da PicenAmbiente in collaborazione con ESO Recycling, ha l’obiettivo di diffondere nel territorio piceno la raccolta differenziata in ambito sportivo, recuperando e avviando al riciclo scarpe sportive, sneakers usate e infradito attraverso le scuole del territorio.
In altri punti di raccolta è inoltre possibile conferire:
• palline da tennis e da padel;
• camere d’aria;
• pneumatici delle biciclette giunti a fine vita.
Dal loro riciclo si ottengono granuli di gomma utilizzati per creare superfici sicure e sostenibili per parchi gioco, piste di atletica e aree sportive.
Tutti gli istituti scolastici di San Benedetto del Tronto e della provincia di Ascoli Piceno hanno aderito a questo modello di economia circolare, che permette di dare nuova vita ai materiali usati evitando il conferimento in discarica. Trova le strutture convenzionate qui: Strutture convenzionate PicenAmbiente
Nella provincia di Ascoli Piceno sono stati installati 76 ESOBOX:
• 48 RUN per le scarpe sportive;
• 13 BALLS per palline da tennis e padel;
• 14 BIKE per camere d’aria e pneumatici delle biciclette;
• oltre a 3 contenitori presso il Centro di Raccolta di PicenAmbiente.
Al progetto partecipano:
• 40 istituti scolastici;
• 12 circoli tennis e padel;
• 13 negozi di biciclette;
• 7 impianti sportivi.
Ad oggi sono stati effettuati oltre 200 ritiri, per un totale di circa 5 tonnellate di materiale recuperato e sottratto alla discarica, con un risparmio stimato di circa 8 tonnellate di CO₂ equivalente.
San Benedetto del Tronto è il Comune che ha raccolto le quantità maggiori, seguito da Grottammare e Cupra Marittima.
Nelle prossime settimane, anche sulla base dei quantitativi raccolti, sarà individuato il Comune dove realizzare il primo playground con pavimentazione antitrauma ottenuta dai materiali recuperati grazie al progetto.
Dal prossimo anno scolastico saranno inoltre premiate le scuole che avranno raccolto più materiale, in una sana sfida all’insegna della sostenibilità. I premi consisteranno in materiali utili agli studenti e alle attività scolastiche: risme di carta, album da disegno, cartoncini, colla, matite, forbici a punta tonda, libri, buoni per librerie e altro materiale didattico, cartaceo e digitale.
Anche un piccolo gesto può fare la differenza: porta le tue scarpe sportive usate e gli altri materiali negli appositi ESOBOX di raccolta e contribuisci a costruire un futuro più sostenibile per il nostro territorio.
La fiera ed il Crocifisso - di Vittorio Camacci
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Quando ero bambino, ogni primo maggio scendevamo alla fiera di Borgo di Arquata. Era una festa vera: tante bancarelle, giocattoli e dolci, attrezzi agricoli, bestie legate alle corde e quell’aria di primavera che sapeva di erba schiacciata e odore di pesce fritto. Mio nonno, che non tornava mai a casa a mani vuote, finiva quasi sempre per comprare un maialino che protestava dentro un sacco di juta. A un certo punto, come fosse parte del rito, si fermava e indicava il vecchio convento di San Francesco. «Frappì,» mi diceva con l’aria di chi sta per raccontarne una grossa, «lo sai che lassù una volta un frate volle fare il mestiere del Signore?» E partiva sempre con la stessa storia: nel convento viveva Fra Simone, uomo pio e convinto di avere le idee molto chiare su come andavano sistemate le ingiustizie del mondo. Pregava davanti al Crocifisso e ripeteva: «Signore, fammi fare giustizia come la faresti Tu». Una sera sentì nel cuore una risposta: «Va bene. Sali tu sulla croce. Ma a un patto: non parlare». Il frate, sicuro di sé, accettò. Il giorno dopo, al posto del Cristo, c’era lui, immobile e muto.
Entrò un uomo ricco del paese con un sacchetto di monete: voleva comprare per due soldi la fattoria di una vedova rimasta sola. Si inginocchiò distrattamente e nel rialzarsi perse il sacchetto senza accorgersene. Il frate vide ma tacque. Poi entrò un povero di Piedilama, con sette figli a casa e il pane contato. Pregò, vide il sacchetto, tremò, lo prese e scappò. Il frate si agitò, ma ricordò la promessa. Infine entrò un giovane con la valigia di cartone: partiva per l’America. Chiese protezione per il viaggio. In quel momento tornò il ricco con i carabinieri: accusarono il giovane. Il frate non resistette e gridò: «È innocente!». La voce del Crocifisso sconvolse tutti. Rifecero le indagini, liberarono il ragazzo, arrestarono il povero, restituirono i soldi al ricco. La sera il Signore rimproverò Fra Simone: «Ti avevo chiesto di tacere. Il ricco stava per fare un’ingiustizia; il povero aveva bisogno e avrei mosso i cuori; il giovane ora sta naufragando e un giorno di carcere lo avrebbe salvato. Tu volevi fare giustizia, ma non vedevi lontano».
Qui mio nonno si fermava sempre. Tirava la corda del maialino che grugniva come se volesse dire la sua e mi fissava serio: «Hai capito, Frappì?». Io, che ero chiacchierone, partivo in quarta: «Sì, nonno, vuol dire che bisogna sempre...» Lui mi metteva una mano davanti alla bocca: «Oh! Calma. Vedi? Pure tu vuoi metterti al posto del Signore e manco sai contrattare un maiale».
Poi abbassava la voce come se stesse rivelando un segreto enorme: «Ricordati una cosa, Frappì. Nella vita non è sempre il più furbo che ha ragione e non è sempre quello che parla di più che sistema le cose. A volte il bene cammina piano e tu se ti metti in mezzo lo fai inciampare». Io cercavo di ribattere, ma lui scoppiava a ridere: «E poi, diciamolo… se stai zitto, magari imparerai qualcosa. Guarda me: parlo tanto, ma quando conta davvero, ascolto».
Poi mi dava una pacca sulla testa e concludeva con quell’aria da fiera del primo maggio, tra un campanaccio e un grugnito: «La Provvidenza governa il mondo, Frappì. Noi al massimo possiamo imparare a non rovinarle il lavoro e se proprio vuoi fare il saggio… comincia dal silenzio».
Il maialino continuava a protestare, io continuavo a pensare, mentre capivo che sotto le sue burle c’era una lezione grande: la vera sapienza non è gridare “ho ragione”, ma fidarsi anche quando non capisci tutto, sapere quando è il momento di parlare… e, soprattutto, quando è meglio tacere.
Vittorio Camacci
Camminata letteraria a Offida
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Il 10 Maggio una Camminata letteraria a Offida
Nell’ambito del progetto “Amori Loci – giovani, arte, identità, territorio”
Offida – Domenica 10 Maggio, alle ore 15.30, con ritrovo in Piazza del Popolo, è in programma una camminata letteraria realizzata nell’ambito del progetto “Amori Loci – giovani, arte, identità, territorio”.
Si tratta di un evento culturale e sportivo della durata di circa due ore e mezza, a partecipazione gratuita. Per aderire è richiesta una prenotazione tramite messaggio al numero 3939365509.
Dopo gli eventi realizzati a San Benedetto del Tronto e Ascoli Piceno, questa volta il progetto “Amori Loci – giovani, arte, identità, territorio” si sposta a Offida con l’attività “Amor Loci – in arte performativa”.
L’iniziativa rientra nell’azione “Amor Loci in arte performativa” di un progetto finanziato dalla Regione Marche – Politiche giovanili – e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio civile universale, attraverso il Fondo Nazionale Politiche Giovanili 2023.
Il progetto è promosso dall’Associazione San Giovanni Paolo II APS, in rete con altre quattro realtà del territorio: Associazione Asino Piceno APS, Associazione Futura, Associazione Sportiva Dilettantistica Obiettivo Benessere e Associazione Sportiva Dilettantistica Miniera delle Arti APS.
“Amori Loci – giovani, arte, identità, territorio” nasce dalla volontà di far emergere la presenza e il ruolo attivo dei giovani della provincia di Ascoli Piceno, valorizzandone la partecipazione e creando laboratori dedicati all’espressione dei loro interessi.
"Global bottiglia" - di Vittorio Camacci
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"GLOBAL BOTTIGLIA"
All’inizio vi stupirete dell’erba che cresce incolta sui terreni smossi dal sisma. Poi vi abituerete, come ci si abitua a tutto. Anche agli sciacalli: quelli che rubano gli ori di famiglia dalle macerie e quelli che, con abiti stirati e voce impostata, vanno a raccontare in qualche platea lontana ciò che avrebbero fatto per voi, senza aver mosso un dito. La platea applaude, dimentica in pochi mesi, intanto voi restate nei MAPRE o nelle SAE, a gelare nelle notti di montagna.
Nel frattempo arriva il turismo dell’orrore: persone che scattano foto davanti a un campanile sbriciolato, come se fosse un monumento esotico. Vi rimane l' angoscia dello sciame sismico che non finiva mai, che vi accompagnò per settimane, vi ricorda che la terra non vi lascerà più in pace.
Ma il terremoto, alla lunga, non è la vera tragedia. Lo è quello che accade dopo: ci sono le lobby che si infilano nelle pieghe della ricostruzione, ci sono coloro che gonfiano i danni per ottenere più sussidi, mentre chi ha perso davvero tutto deve aspettare. Lo è soprattutto la mentalità: guardare sempre e solo al proprio orticello, ai piccoli favori, agli amici degli amici.
Ed è così che, quando si vota per il sindaco, i paesi si riempiono di schede: tutti a correre alle urne, tutti a contendersi la promessa di un tetto, un appalto, un permesso. Ma quando si parla di elezioni regionali o nazionali, l’interesse evapora. Perché il colore politico, il governo lontano, conta poco o nulla: ciò che conta è che qualcuno ricostruisca la casa dell’amico o sistemi il cantiere del cugino.
Qui un voto si può comprare stappando una bottiglia al bar. Ecco la misura della democrazia in alta valle. Ci si accontenta di poco, anzi, ci si svende per poco. Intanto i potentati locali restano saldi, arricchendosi mentre la popolazione si impoverisce. Intanto i giovani, quelli che non si accontentano di vivere in una “global bottiglia” dove il mondo si riduce a un bicchiere di vino più un sorriso di circostanza, se ne vanno.
Il risultato è un paradosso: si resta attaccati a un campanile che cade a pezzi e si lascia andare tutto il resto. Si vota chi può dare qualcosa subito, non chi può cambiare davvero. Così, tra una bottiglia e una stretta di mano, il futuro si perde, mentre la valle resta come chiusa dentro una bottiglia di vetro: da fuori sembra intatta, quasi pittoresca, ma dentro manca l’aria. Si vive sospesi in un vino che stordisce e una birra che tradisce tra ricordi e illusioni. Mentre il tappo, stretto e duro, non si stappa mai.
Vittorio Camacci