Sulle orme di Osvaldo Licini
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Sabato 7 febbraio appuntamento ad Ascoli Piceno dedicato a Osvaldo Licini
Sabato 7 febbraio, con la visita alla Galleria d’arte contemporanea e ai luoghi liciniani della città, è in programma il secondo appuntamento della dodicesima edizione del progetto “Camminata dei musei”.
La manifestazione è dedicata alla figura di Osvaldo Licini, uno dei principali pittori astrattisti italiani del Novecento, noto per il suo stile “fantastico” e per le figure ricorrenti dell’Angelo ribelle e dell’Amalassunta.
Il programma dell’iniziativa di sabato 7 febbraio prevede il ritrovo dei partecipanti alle 14,45 davanti al Palazzo dei Capitani in Piazza del Popolo. A seguire, con l’ausilio di una guida turistica abilitata, un itinerario cittadino dedicato ai luoghi legati a Osvaldo Licini e l’ingresso gratuito alla Galleria d’arte contemporanea.
L’iniziativa, aperta a un massimo di 40 persone, è promossa dall’Unione Sportiva Acli – Comitato provinciale Ascoli Piceno/Fermo
La manifestazione è resa possibile dal sostegno economico di Comune di Ascoli Piceno e di Fondazione Nazionale delle Comunicazioni e dalla collaborazione di Ascoli Musei.
Per partecipare occorre prenotare con un messaggio al numero 3939365509, entro il 6 febbraio, indicando il proprio nome e cognome.
Kano albus - di Vittorio Camacci
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Prima che l’altopiano avesse un nome e prima che le valli fossero divise da confini, la grande piana sotto i Sibillini era solo vento, erba e silenzio. D’estate fioriva come una promessa, d’inverno diventava una prova. Le tribù celtiche del Nera salivano fin lassù seguendo il ritmo delle stagioni, portando greggi, lame di bronzo, pelli e storie antiche. Sapevano che quelle terre non si possedevano: si attraversavano con rispetto, si chiedeva permesso, si ascoltavano i segni.
Un anno l’inverno arrivò troppo presto. Il vento girò a nord quando ancora le tende erano piantate in alto e la prima neve cadde sottile e continua, senza minaccia e senza tregua. L’altopiano si chiuse in un bianco totale. I sentieri sparirono, le distanze si confusero, il tempo stesso sembrò fermarsi.
I capi si riunirono attorno al fuoco. Restare significava rischiare di morire, scendere voleva dire perdersi. Nessun sogno parlava, nessun uccello portava segni. Fu allora che apparve il cane.
Non lo vide arrivare nessuno. Era seduto al margine del campo, immobile, come se fosse sempre stato lì. Il pelo era bianco come la neve non ancora calpestata, gli occhi scuri e profondi. Non chiedeva cibo, non si avvicinava. I cani della tribù smisero di abbaiare e si accucciarono.
Il druido disse che quello non era un animale qualunque. Il bianco era il colore del passaggio e il cane era custode dei confini: tra stagioni, tra mondi, tra ciò che finisce e ciò che deve ancora cominciare.
Quella notte il cane si alzò e si mosse verso il margine dell’altopiano. Camminava senza fretta, sicuro e ogni tanto si voltava. Un ragazzo lo seguì per primo, uno che parlava poco con gli uomini e molto con i luoghi. Poi gli altri. Il cane li condusse in una piega del terreno riparata dal vento, dove l’acqua non gelava del tutto e la neve si accumulava meno. All’alba il cane non c’era più.
La tempesta arrivò il giorno dopo. Dove prima c’era il campo ora c’era solo gelo. La tribù capì di essere stata salvata. Ma l’inverno non era finito e il cibo scarseggiava.
Fu allora che il ragazzo comprese la seconda forma del cane bianco.
La neve non era solo ostacolo. Era linguaggio. Custodiva le tracce degli animali come segni incisi: caprioli, cervi, cinghiali, lepri, lupi, pernici. Il bianco mostrava la via a chi sapeva guardare. Ma a piedi si affondava troppo, si arrivava tardi, si sprecava forza.
Il ragazzo si isolò vicino al fuoco. Prese rami di faggio, l’albero che resiste al gelo e si piega senza spezzarsi. Li scaldò lentamente sulle braci, finché il legno divenne docile. Con pietre lisce e corde di cuoio diede loro una curva leggera, come il dorso di un animale in movimento. Li legò ai piedi.
Cadde. Si rialzò. Cadde ancora. Poi capì: non bisognava combattere il bianco, ma scivolarci sopra.
Il giorno dopo tornò con carne sulle spalle. Gli uomini lo imitarono. Quelle assi rozze di faggio permisero di seguire le tracce senza cancellarle, di muoversi sulla neve come fa il vento quando non vuole lasciare segni. Il cane bianco ora era ovunque: nel terreno, negli oggetti, nel gesto.
Grazie a quelle tavole la tribù superò l’inverno. Quando la primavera tornò e l’erba riemerse, gli sci vennero riposti con cura. Non erano strumenti comuni. Venivano usati solo negli inverni veri, quelli che mettono alla prova. Nessuno ci giocava, nessuno li mostrava. Prima di indossarli si tracciava un segno sulla neve, si chiedeva permesso alla montagna, si prometteva di non ferirla.
Il druido disse che il cane bianco aveva insegnato tre cose:
la neve non è vuota,
la traccia è un dono
e ciò che salva va trattato come sacro.
Così fu per generazioni.
Poi vennero altri tempi. I riti si persero, gli oggetti sacri divennero strumenti, gli strumenti divertimento. Gli sci, nati per sopravvivere, diventarono gioco. Fu allora che l’inverno, non più invocato con rispetto, cominciò a mancare.
Si dice che oggi, sui Sibillini, il cane bianco cammini ancora. Ma lo fa di rado. La neve cade poco, resta poco, non basta più a insegnare. Gli uomini scivolano per svago su pendii senza inverno, senza silenzio, senza memoria.
Eppure, quando per caso il bianco torna davvero, chi sa guardare vede ancora le tracce. Se poi qualcuno, salendo piano, posa gli sci sulla neve come si posa una preghiera, allora l’altopiano ricorda.
Allora il cane bianco, per un attimo, torna a camminare davanti.
Vittorio Camacci
“Trappola mortale” al PalaFolli
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Nuovo appuntamento con Ascolinscea:
al PalaFolli “Trappola mortale” con il Laboratorio Minimo Teatro
Sarà il Laboratorio Minimo Teatro di Ascoli Piceno il nuovo ospite della Rassegna teatrale Ascolinscena con lo spettacolo “Trappola mortale”. Sabato 31 gennaio alle ore 21:00 gli attori ascolani torneranno sul palco del PalaFolli con il lavoro che negli ultimi mesi ha riscosso successi e premi in giro per l’italia.
Il Laboratorio Minimo Teatro nasce nel 1989 come Associazione Culturale tesa all’organizzazione, l’allestimento e la promozione di eventi e spettacoli teatrali ed in particolare, tramite lo studio e la pratica di nuovi percorsi formativi, a svolgere laboratori di didattica teatrale. Negli anni l’esigenza di un perfezionamento artistico di più alto livello ha determinato collaborazioni importanti con attori e registi d’ambito nazionale, ma sempre legati al territorio piceno. Punto di riferimento culturale per la città di Ascoli Piceno, organizza periodicamente corsi di teatro e stages teatrali con professionisti sia nazionali sia internazionali.
Nel 2024, il Laboratorio Minimo Teatro ha proposto un nuovo lavoro con alcuni dei volti storici della compagnia. “Trappola mortale”, scritto da Ira Levin, vede sul palco Mario Gricinella, Francesca Piccioni, Giovanni Filipponi, Paola Lucide e Stefano Traini. La regia è affidata a Marco Santamaria, le scene sono di Giuseppe Presciutti, tecnici Moreno Mascaretti e Roberto Paoletti.
E’ la storia di Sidney Bruhl, commediografo di Broadway, autore in passato di numerose commedie di successo, che si trova ora in piena crisi d'ispirazione e di notorietà. Quando il suo ex-studente Clifford Anderson gli fa recapitare il copione di una commedia intitolata Trappola mortale, Bruhl rimane impressionato dall'ottima qualità del manoscritto, che lui stesso definisce perfetto. Decide allora di invitare il giovane nella sua residenza di campagna, mostrandosi disponibile ad aiutarlo nella revisione del lavoro, ma con l'intenzione poi di ucciderlo e appropriarsi della commedia. Da qui prenderà il via un turbinio di equivoci ed incomprensioni fino ad un vivace ed inaspettato colpo di scena finale.
Lo spettacolo “Trappola mortale” è il quinto spettacolo in concorso nella Rassegna Ascolinscena, i cui premi sono assegnati da una giuria e dal pubblico abbonato.
Come consuetudine della Rassegna Ascolinscena – organizzata da DonAttori, Li Freciute e la Compagnia dei Folli – dopo lo spettacoli il pubblico è invitato alla degustazione di vino e struzzichini offerti dal supermercato Tigre di Villa Pigna.
L’appuntamento è per sabato 31 gennaio alle ore 21:00 per uno spettacolo ricco di suspense e imprevisti che ci farà sentire in una “Trappola mortale”!
Biglietti ancora disponibili presso il PalaFolli Teatro oppure on-line su www.palafolli.it (costo € 13,00)
Info www.palafolli.it – 0736 35 22 11
35^ Stagione Cotton Jazz Club Ascoli
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Il prossimo venerdi 06 Febbraio alle ore 21.00
si terrà il sesto concerto della trentacinquesima stagione con il
Mikkel Ploug Quartet feat. Mark Turner
UNDICI CONCERTI PER LA TRENTACINQUESIMA STAGIONE
Dopo il bellissimo e coinvolgente concerto del Lorenzo Conte Quartet,
il prossimo Venerdi 06 Febbraio, il palco del Cotton Jazz Club ospiterà una delle più longeve collaborazioni tra la musica europea ed americana:
Mikkel Ploug Quartet feat. Mark Turner.
La loro musica parla il linguaggio internazionale, una vera mescolanza tra la musica improvvisata di matrice nord-europea e quella americana rappresentata da una delle più autorevoli voci del jazz newyorkese: Mark Turner
INFO E PRENOTAZIONI
Vi ricordiamo che sarà possibile cenare con il catering Chez Toi di Maria Chiara Giorgi. Basterà prenotare tramite messaggio Whatsapp al numero 320.8007283. Per info concerto messaggio Whatsapp al 331.3242057
STAGIONE 2025-2026
06 FEBBRAIO MIKKEL PLOUG 4et Feat. MARK TURNER
06 MARZO GREG OSBY & FLORIAN ARBENZ QUARTET
20 MARZO JEROME SABBAGH QUARTET
10 APRILE RALPH ALESSI QUARTET
17 APRILE VITTORIO SOLIMENE QUARTET
22 MAGGIO MARCO POSTACCHINI OCTET
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