A Faete, piccolo pugno di case di pietra arenaria aggrappate al versante nord della Laga, all’inizio dell’Ottocento il vento scendeva dai monti come una bestia antica e bussava alle imposte di legno con nocche gelate. Le stagioni erano dure, le strade poco più che mulattiere, qui la notte cadeva senza lume se non quello del focolare. In quel tempo, quando un bambino tardava a nascere o una febbre non voleva scendere, non si chiamava il medico, che costava troppo e stava lontano, oltre valli e paure, ma la 'mammana'.
A Faete la mammana si chiamava sempre Maddalena.
Era una regola non scritta, un filo rosso che passava di nonna in nipote come una candela accesa che non doveva spegnersi. La Maddalena vecchia, con i capelli di brace ormai striati d’argento, aveva insegnato tutto alla Maddalena giovane prima che il suo respiro si facesse corto come quello di chi ha camminato troppo in salita. Le aveva insegnato le erbe che crescevano tra le pietre, l’odore giusto dell’acqua quando è pronta per lavare il male, il peso delle mani sul ventre di una partoriente. Ma soprattutto le aveva insegnato ad ascoltare.
«Prima senti la casa» diceva. «Poi senti il corpo. Il male parla piano.»
La nuova Maddalena aveva capelli rossi come la nonna, un rosso cupo, non acceso, simile alla legna quando sotto la cenere il fuoco ancora cova. Li teneva raccolti in uno scialle scuro e quando camminava per le vie strette del borgo pareva che la terra stessa le facesse posto. Non era alta, ma larga d’ossa e di presenza. Aveva piedi forti, abituati alla neve e alla polvere, le mani nodose che sapevano accogliere e trattenere.
La chiamavano di notte.
Un inverno del 1807, quando il gelo aveva serrato le fontane e i lupi scendevano fin quasi ai campi, bussarono alla sua porta prima dell’alba. La figlia del mugnaio Cavarocchia era in travaglio da un giorno intero e il bambino non voleva affacciarsi al mondo. Maddalena prese il sacco di tela grezza che teneva appeso accanto al camino, dentro non serpi, come raccontavano in altri paesi, ma pezze pulite, un filo rosso, un rametto d’iperico secco e una piccola bottiglia d’olio buono, seguì l’uomo nella neve.
La casa del mugnaio, mezzo miglio a est del ponte di Verio, era piena di fiato trattenuto. La giovane donna giaceva pallida, gli occhi grandi come quelli di una bestia braccata. Maddalena non parlò subito. Posò la mano sul muro, come per sentire se la casa respirava. Poi si avvicinò al letto, poggiò l’orecchio sul ventre teso e chiuse gli occhi.
«Non è il corpo che non sa» mormorò. «È la paura che lo stringe.»
Fece scaldare acqua, sciolse una manciata di sale grosso in una scodella e vi lasciò cadere una goccia d’olio. Guardò come si allargava sulla superficie. Le donne attorno trattennero il fiato. L’olio tremò, si raccolse, rimase intero.
«Non è occhio cattivo» disse. «È nodo.»
Allora prese il filo rosso, lo passò tre volte attorno al polso della partoriente e tre volte attorno al proprio. «Quello che pesa si divide» sussurrò. Poi appoggiò entrambe le mani sul ventre e cominciò a parlare piano, parole che parevano preghiere ma avevano il ritmo della terra, non quello dell’altare.
Fu lunga. Fu dolorosa. Ma quando il sole, timido, cominciò a filtrare tra le imposte, un vagito ruppe l’aria come una lama sottile. Un maschio, forte nei polmoni. Maddalena lo sollevò, lo avvolse, lo mise al petto della madre. Solo allora sciolse il filo dal proprio polso.
Uscì che il giorno era già alto. Il mugnaio, con mani che ancora tremavano, lasciò sulla tavola un pane rotondo e una fiaschetta d’olio nuovo. «In gloria a San Sebastiano» disse, come si usava dire, perché un nome santo teneva lontane le malelingue e copriva di luce ciò che nasceva dalla terra.
Maddalena non ringraziò. Raccolse. Il pane avrebbe nutrito la casa. L’olio avrebbe acceso il lume nelle sere di vento. Nulla restava fermo in lei; tutto passava.
Col tempo, la gente di Faete tornò a bussare per febbri strane, per bambini che piangevano senza tregua, per uomini che rientravano dai campi con lo sguardo perso. Maddalena ascoltava, toccava, scioglieva. Dicevano che quando entrava in una stanza l’aria cambiava peso. Che sapeva prendere il male come si prende un filo nero e tirarlo via senza spezzarlo.
Quando, molti anni dopo, i suoi capelli rossi cominciarono a velarsi di cenere, c’era già una bambina che la seguiva come un’ombra attenta. Aveva gli stessi occhi chiari e la stessa fiamma nei capelli.
Si chiamava Maddalena.
Vittorio Camacci