Le "PUCCHELLE" di Montereale
Il sole di novembre, caldo come in un’estate tardiva, ha vestito di luce la Fiera di Ognissanti di Montereale. L’aria limpida, i monti intorno e la voce delle bancarelle hanno ridato vita al paese, che in questa giornata antica ritrova il suo respiro più autentico.
Un piccolo gruppo del Festival Culturale dei Borghi della Laga, guidato dai volontari della Pro Loco, è partito dal colle dove sorge la sede comunale provvisoria, a nord dell’abitato. Da lassù, lo sguardo spaziava sulle vallate dorate ed i boschi cromati d'ocra, mentre si udiva il nitrire dei cavalli. Nell' alto della fiera, infatti, si trattavano ancora splendidi cavalli da tiro, lucenti di sudore e pazienza. Poco lontano, i muli ricacciavano i ciocchi di legna come nei tempi antichi: un gesto semplice, ma carico di memoria.
Poi la discesa verso il cuore del borgo, dove il profumo del miele e degli stand gastronomici si mescolava alle voci dei venditori. Tra i banchi, si facevano notare patate, marroni, zafferano, legumi, ortaggi e finimenti da cavallo, ma a incantare davvero erano le bancarelle più umili e solidali: quella dell’Associazione Anziani, con le sue creazioni dedicate al paese e quella della Pro Loco Le Ville di Fano, dove tornavano a rivivere le antiche Pucchelle.
Le Pucchelle, piccole bamboline di fichi secchi infilzati su stecchi di legno e vestite con carte colorate, erano un tempo il dono più ambito dalle bambine di montagna, per i maschietti si costruiva un cavalluccio. Giocattoli commestibili, nati dall’ingegno dei contadini-commercianti di Montorio al Vomano, che li portavano in vendita a Montereale quando ancora, tra queste vette, i fichi non crescevano. Bastava riceverne una per sentirsi parte della festa: una Pucchella era un sogno da gustare piano, con la meraviglia negli occhi e il sapore dolce del sud tra i denti.
Oggi quella tradizione, rinata tra le mani dei volontari, sembra un piccolo miracolo di memoria: un invito a riscoprire e tramandare la semplicità dei gesti che univano i paesi, le fiere e le generazioni.
La giornata si è chiusa con un rinfresco allegro, offerto dall’Associazione Laga Insieme: pane, pizza cotta con lo strutto, coppa, salumi, formaggio, vino e il celebre pesce fritto dell’Adriatico, arrivato fin quassù da San Benedetto del Tronto come un dono di mare alla montagna.
Prima di tornare, una visita all’amico poeta Sabatino, nella vicina Aringo in festa, dove i bambini di città giocavano tra le decorazioni dell’Aringo Club e il profumo di dolci casalinghi.
Così si è conclusa la fiera: nel segno del sole, della memoria e delle Pucchelle, piccole testimoni di un mondo che, se lo si vuole davvero, può ancora restare vivo nelle mani e nel cuore delle future generazioni.
Vittorio Camacci