"Il Santo dei Camminanti (ma anche delle cartine topografiche)"
Monologo teatrale comico in un atto unico
(Scena vuota. Entra l’attore con zaino, cappello da escursione, cartina arrotolata e un bastone da trekking. Parla rivolto al pubblico, con tono teatrale e complice.)
ATTORE:
Signore e signori,
è tempo di ristabilire una verità storica taciuta per troppo tempo.
Altro che Rousseau.
Altro che santi e santini.
Il vero patrono dei camminanti, oggi, qui, tra i borghi della Laga,
non ha scritto libri, non ha ricevuto apparizioni,
ma ha spiegato almeno 172 panorami diversi,
tutti prima delle dieci e trenta del mattino.
Si chiama Roberto Gualandri.
(pausa, si guarda attorno con aria solenne)
Sì, lo so cosa state pensando:
«Ma non era Rousseau il patrono dei camminatori?»
Sì, certo.
Jean Jacques.
Quello che camminava da solo, si perdeva nei boschi,
abbracciava gli alberi, parlava coi fiori…
Un tipo romantico, diciamo.
Poi c’è San Cristoforo, per i camminatori cristiani:
gigante buono, trasportava pellegrini sulle spalle,
una sorta di Blablacar dei santi, ma con le gambe.
Ecco, Gualandri sta nel mezzo.
È un po’ Rousseau e un po’ San Cristoforo,
ma con la voce da radiocronaca RAI anni Sessanta, l' accento romanesco
e un amore viscerale per le curve di livello.
(imita Gualandri con affetto)
“Guardate a nord-ovest: quello è il Monte di Mezzo!
E quello laggiù non è un panettone… è un rilievo pliocenico.”
(torna serio, poi esplode ironico)
Rilievo pliocenico?!
Ragazzi, io a quell’ora non so nemmeno che scarpa mi sto mettendo,
e lui già mi spiega l’orogenesi degli Appennini
come se stesse leggendo il menu del giorno!
(mima una scena da escursione)
Ore 9:04 — “Salve a tutti, benvenuti! Oggi affronteremo un percorso ad anello,
lunghezza 9,3 chilometri, dislivello 462 metri,
ma la vera salita… è dentro di voi.”
(guarda il pubblico con serietà finta)
Mistico.
Zen.
Eppure pratico come un foglio A4 plastificato.
(pausa)
Cammini con lui e ti senti al sicuro.
C'è chi si porta la guida del Touring Club,
chi scarica l'app con le mappe,
e chi… si affida direttamente a San Gualandri della Montagna.
(segna una croce immaginaria)
Nel nome del sentiero, del panorama e dello spiegone.
(tono confidenziale)
Perché Gualandri non ti fa solo camminare.
Ti racconta le montagne.
Le chiama per nome.
Le saluta da lontano.
Ti indica una vetta e ti dice:
“Quella è la Laga che non ti tradisce mai.” " Quello è lu' Paretone, lu' Corno Grande e lu Corno Piccolo, la sotto la val Maone, quello là il monte Camicia
E tu pensi:
«Io volevo solo una passeggiata… mi sono trovato in un poema epico!»
(pausa. Imita un partecipante stanco)
E quando arrivi in cima,
col fiatone, gli occhi che lacrimano e una vescica grossa come un fico,
lui si ferma, ti aspetta,
e ti dice con tono solenne:
“Ecco… qui, guardando a sud-est,
capisci davvero cos’è l’uomo nel paesaggio.”
…E tu, in realtà, stai solo cercando un sasso piatto dove sederti.
(ride da solo, poi torna sereno)
Però c’è un mistero.
Più lo ascolti…
più vuoi camminare ancora.
Come se il paesaggio che descrive
fosse anche dentro di te.
Come se quella curva di livello
fosse anche un pensiero che ti risale il cuore.
(si ferma. Con tono più quieto, ma sempre leggero)
Insomma:
Rousseau camminava per pensare.
San Cristoforo per portare.
Roberto Gualandri… per spiegarti cosa stai vedendo mentre cammini.
E a forza di spiegarlo,
te lo fa amare.
(pausa. Guarda in alto come se vedesse un profilo montano)
E allora sì, dài.
Diciamolo pure.
Nel festival dei camminanti, tra un borgo e l’altro,
tra un dislivello e un “guardate il profilo di quell’anticlinale”,
abbiamo il nostro santo.
Che non ha l’aureola.
Ma ha il cappello con la visiera,
la borraccia nello zaino,
e un’intera enciclopedia geologica in testa.
(saluta con una piccola riverenza)
Lode a te, Roberto,
patrono dei camminatori,
santo laico delle escursioni
e guida spirituale delle colazioni con partenza alle 8:30.
(esce lentamente, fischiettando un motivetto montano)
Vittorio Camacci