file 00000000362c62438e25bcdcf451909bTutti conoscono la figura di Robin Hood, il bandito buono che, nell’Inghilterra medievale, rubava ai ricchi per dare ai poveri. Pensate sia possibile che esista una figura analoga in Italia?
Ebbene sì! Esiste in un’epoca ben più vicina a noi, la prima metà dell’Ottocento, ed anche in un contesto geografico molto vicino la Valle Castellana
Si tratta di Lupo Gagliardo, mitico bandito giustiziere realmente esistito, inafferrabile primula rossa dalla parte degli umili contadini, la cui figura, però, sfuma in larga misura nella leggenda.
Personaggio leggendario, per alcuni eroe e per altri comune brigante, sicuramente affascinante, riscuoteva le simpatie del popolo.
La sua leggenda vuole che si fosse dato al brigantaggio per un'ingiustizia subita.
Lupo Gagliardo faceva l'oste nei pressi del bivio per Basto, vicino al ponte sul Castellano, e una sera diede ospitalità a due viandanti ai quali prestò il suo orologio perché potessero regolarsi sulla levata del giorno dopo. L'indomani, tuttavia, i due viaggiatori si eclissarono di buon'ora senza restituirglielo. Accortosene, il nostro eroe li rincorse, ne acciuffò uno, proprio quello che aveva l'orologio, e a suon di sberle, oltre che con la minaccia di buttarlo nel Castellano riottenne il proprio orologio, lasciandolo poi andare via.
Rientrato nella sua osteria, pensava che l'episodio si fosse concluso, senza sapere che il disonesto si era recato dai gendarmi e lo aveva denunciato per rapina. I gendarmi napoleonici, al tempo dell'occupazione francese, credettero all'accusatore e non a lui, e lo arrestarono.
Lupo Gagliardo subì il processo, fu condannato, ma giurò a sé stesso che non avrebbe più sopportato un'ingiustizia o un torto e si diede al brigantaggio nella Banda di Giacomo Costantini alias Sciabolone soprannome che aveva ereditato dal padre Giuseppe.
Da qui inizia la sua storia di giustiziere della Laga, perché ovunque ci fossero ingiustizie o soprusi interveniva lui, che a suon di schioppettate si faceva rispettare e soprattutto temere da usurai e da quelli che lui riteneva prepotenti e opportunisti. Intanto il suo mito cresceva a dismisura e le sue gesta erano considerate eroiche dal popolo, che non amava i gendarmi perché non capivano e parlavano la loro lingua.
Il nome sembra suggerire la fisionomia di un personaggio animalesco. Era, invece, un tipo ben determinato e deciso, che si macchiò anche di omicidi nella sua lunga pratica del brigantaggio. Ciò che rese la sua figura quasi mitica, al di là e al di qua del crinale di San Paolo che segnava il confine fra lo Stato Pontificio ed il Regno Borbonico, era una caratteristica singolare: depredava solo i ricchi e non perdeva l’occasione per aiutare i più poveri. Per questo si diffusero diversi racconti, probabilmente amplificati da un’aura di leggenda, delle sue gesta.
Costituiva motivo di vanto, per i montanari di quel tempo, poter dire di averlo visto, di averlo incrociato, anche solo per pochi istanti. Non solo: in molti casolari, che si sapeva frequentate occasionalmente da lui, era consuetudine lasciare cibo, bevande e legna, perché potesse trovare, soprattutto nei rigori dell’inverno, non solo ricovero, ma anche adeguato ristoro. Nessuno osava approfittare di questa disponibilità senza sorveglianza, nonostante fossero tempi nei quali fame e stenti fornivano più di un motivo per cadere in tentazione. Insomma, era diventato una specie di simbolo del risentito spirito di rivolta che covava nell’animo della gente di montagna contro un’autorità sentita come lontana e oppressiva.
Le autorità competenti, preoccupate di soffocare questo simbolo di libertà, emanarono bandi di cattura con tanto di taglia: 200 ducati se vivo, 80 ducati se morto. Innumerevoli le imboscate delle guardie per catturarlo. Memorabile lo scontro a fuoco a Civitella , in cui rimase ferito ad un piede nell' assalto alla casa dei Garzia. Lupo Gagliardo fu colpito anche vicino al cuore, ma riuscì a salvarsi la vita, grazie a uno speciale giubbotto antiproiettile artigianale che portava sotto il mantello, tanto da renderlo invincibile.
Di corporatura piuttosto robusta, Lupo era alto, con capelli corvini ricci intrecciati, barba nera e pelle olivastra. Amava sempre camuffarsi per sfuggire alla cattura, sia nei lineamenti che nei travestimenti (da contadino vecchio, da prete e persino da donna). Parlava il dialetto con inflessioni napoletane, retaggio della dominazione borbonica, ed era immancabilmente armato di coltelli, pistole e fucile a schioppo.
Per catturarlo e cancellare il mito, le truppe francesi organizzarono un'imboscata nei pressi del ponte sul Salinello, sotto Civitella. Lupo, ferito al piede, ignaro del tranello, cadde nella trappola, ma all' ufficiale francese che gli intimava di arrendersi, rispose testuali parole:
"Le vecchie volpi si catturano, ma non hanno certo il mio pelo."
Si gettò nel Salinello, scomparendo dalla vista. Miracolosamente, riuscì a guadagnare la riva del fiume e si diede di nuovo alla macchia. Ma un giorno, in un bosco, fu morsicato da un misterioso serpente. Riuscì a salvarsi, ma il suo fisico ormai stanco e indebolito lo costrinse a rifugiarsi sopra il Monte di Laturo da un brigante, tale Fafa', che riteneva amico.
Fafa', però, per intascare la taglia sulla sua testa, lo tradi e accerchiato nell' umile casupola dove si era rifugiato fu ucciso con una fucilata dal tenente Santini. Finiva così la storia di questo leggendario bandito della Laga teramana, un brigante famigerato diventato tale per gli eventi o un romantico ladro "gentiluomo", che amava solo il giusto e soprattutto la libertà.

Vittorio Camacci

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