file 0000000080b072439016f9b17e781cd9Il professore aveva avuto un’idea che gli sembrava quasi eroica: portare una classe di liceo a fare una giornata di contatto con la natura sui Monti della Laga.
«Ragazzi» aveva annunciato a scuola «faremo una piccola esperienza di sopravvivenza. Cammineremo, accenderemo un fuoco, osserveremo la montagna.»
Uno studente aveva alzato la mano.
«Prof, ma… la connessione com’è?»
Il professore non rispose.
Il pullmino li lasciò sulla piazzola dopo la brecciata proprio sotto il Comunitore. L’aria era limpida, l’erba si muoveva nel vento e il bosco scendeva scuro verso la valle.
I ragazzi scesero dal pullmino guardando i telefoni.
Passarono dieci secondi.
Poi arrivò la sentenza.
«Prof.»
«Dimmi.»
«Non c’è campo.»
Il professore guardò la montagna.
«C’è tutto il resto.»
I ragazzi non sembravano convinti.
Proprio in quel momento comparve un vecchio pastore. Saliva piano lungo il pendio con il bastone, seguito da un piccolo gregge.
Il professore tirò un sospiro di sollievo.
«Buongiorno!»
Il vecchio annuì.
«Bongiorne!»
Uno studente si avvicinò subito.
«Scusi… qui dove si prende il segnale?»
Il pastore strinse gli occhi.
«Lu segnàle?»
«Sì… internet.»
Il pastore guardò il cielo, poi la montagna, poi le pecore.
«E che è? Nu tipe de vinde?»
I ragazzi si guardarono tra loro.
«Questo non ha il Wi-Fi» sussurrò uno.
Il professore decise di iniziare la lezione.
«Bene ragazzi. Prima cosa: accendere un fuoco.»
Tirò fuori un accendino e qualche ramo secco.
Silenzio.
Una ragazza chiese:
«Prof… ma il tutorial?»
«Quale tutorial?»
«Quello per accendere il fuoco.»
Il professore guardò il pastore.
Il pastore guardò le pecore.
Le pecore sembravano più preparate.
Dopo un po’ di tentativi la fiamma nacque davvero. Piccola, ma vera.
I ragazzi si avvicinarono stupiti.
«Oh…»
«Funziona.»
«E non serve la corrente.»
Il pastore ridacchiò.
«Eh bè… lu fuche ije antìche.»
Poi il professore disse:
«Adesso saliamo fino alla cima.»
Partirono.
Dopo dieci minuti uno studente ansimava.
«Prof… ma non c’è una versione più corta della montagna?»
Il pastore lo guardò.
«Aoh… quessa è la zamba, fije.»
Arrivarono su un punto alto. Davanti a loro si aprivano valli, boschi e crinali che correvano fino all’orizzonte.
Il vento muoveva l’erba.
I campanacci delle pecore suonavano piano.
Il professore disse:
«Guardate.»
I ragazzi guardarono.
Poi uno gridò:
«Aspettate!»
«Che c’è?»
«Qui prende!»
Alzò il telefono.
Una tacca.
Esplosione di entusiasmo.
«Ragazzi!»
«C’è campo!»
«Veloci!»
In pochi secondi erano tutti fermi con i telefoni alzati verso il cielo come se stessero pregando una divinità invisibile.
Il pastore osservava la scena.
Poi si avvicinò al professore e sussurrò:
«Ma che stanne a fa’?»
«Cercano il segnale.»
Il pastore annuì serio.
«Cumma li pecora quann cerchene lu sale.»
Il professore si sedette su una pietra.
«Sto cercando di insegnargli la natura.»
Il pastore si sedette accanto.
«Eh… è na fatija grossa.»
In quel momento accadde una cosa diversa.
Un ragazzo era seduto su un sasso un po’ più in là.
Guardava le montagne.
Il telefono gli si spense.
Batteria finita.
Non disse nulla.
Restò lì.
Guardava il vento tra i faggi.
Il pastore gli si avvicinò.
«Che è success?»
«Si è scaricato.»
«E mo’?»
Il ragazzo alzò le spalle.
«Mo… guardo.»
Il pastore sorrise sotto i baffi.
Il professore sospirò.
Forse qualcosa stava entrando nella testa di qualcuno.
Mentre tornavano verso il pullmino, però, uno degli studenti fece l’ultima domanda.
«Prof… la prossima volta possiamo venire con il Wi-Fi portatile?»
Il pastore si fermò.
Lo guardò.
Gli mise una mano sulla spalla.
«Sta’ tranquill, fije…»
Il ragazzo sorrise sollevato.
«Davvero?»
Il pastore annuì.
Poi gli assestò un sonoro scapaccione sulla nuca.
«Quiste da nuje se chiama lu segnàle! Lu svejia-mammocce»
Il ragazzo rimase di sasso.
Il pastore concluse serio, in perfetto dialetto di montagna:
«Iete a scacchia' li faciulitte… Mannaggia lu diavele che va fatte! Pover'a me!»
Il professore non riuscì a trattenere una risata.
Le pecore continuarono a pascolare.
Il vento scese dalla cresta e sulla montagna, per un attimo, sembrò che il vero segnale fosse arrivato davvero.

Vittorio Camacci

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