C'era una volta un carbonaio di nome Pietro, detto Pietrone per la sua stazza imponente e la fuliggine che gli anneriva sempre il volto. Viveva a Pito di Acquasanta Terme, tra i boschi, dove allestiva carbonaie per guadagnarsi il pane. Ma i tempi erano duri, la legna scarseggiava tra i boschi e le imposte dei notabili locali erano insostenibili. La miseria gli stava addosso come una maledizione. Disperato, durante il lungo inverno, fece un patto con un diavolo che lo stuzzicava sempre uscendo all'improvviso tra le braci della carbonaia: la sua anima in cambio di un anno di vita dignitoso e senza fame.
Un giorno, poco prima di Pasqua, mentre raccoglieva rami secchi vicino al Garrafo, vide avvicinarsi un uomo magro, vestito di una tunica semplice, con i piedi scalzi coperti di fango. Aveva lo sguardo buono e profondo.
"Buon uomo" disse lo straniero "hai qualcosa da offrirmi? Ho fame e sete."
Pietrone, seppur povero, non era un uomo dal cuore avaro. Estrasse dalla bisaccia un pezzo di pane duro, del companatico e un sorso di vino dalla sua fiaschetta.
"Non ho molto, ma quel che ho è tuo."
Lo sconosciuto sorrise e si sedette su un tronco. Dopo aver mangiato e bevuto, lo guardò con gratitudine.
"La tua generosità sarà ricompensata. Dimmi, cosa desideri?"
Pietrone rise amaro.
"Se proprio vuoi sapere, vorrei tre doni per sfuggire alla miseria che mi perseguita."
Lo straniero annuì e disse:
"Ebbene, avrai tre poteri: chi si siede su questa ceppaia non potrà alzarsi finché non lo ordinerai. Chi entra nel tuo sacco non ne uscirà senza il tuo permesso. Chi si arrampica su questo vecchio castagno rimarrà bloccato tra i suoi rami finché tu non gli concederai la libertà.'
Pietrone ringraziò con una risata incredula, ma appena alzò lo sguardo, lo straniero era svanito. Solo allora si accorse che la sua fiaschetta, rimasta a terra, ora traboccava di vino dolce e profumato.
Passò un anno e, proprio la notte di Pasqua, il diavolo in persona venne a reclamare la sua anima.
"Pietrone!" sibilò una voce tra il fumo della carbonaia. "Il tuo tempo è finito!"
Il carbonaio si fece serio, poi indicò la ceppaia accanto al fuoco.
"Aspetta almeno che finisca questo carico di carbone. Siediti un momento, ché ne parliamo."
Il diavolo si sedette… e rimase incollato. Imprecò, scalciò, ma non riuscì a muoversi. Pietrone rise e lo tenne prigioniero tutta la notte. Solo all’alba, dopo mille suppliche, il diavolo promise di dargli un altro anno di vita in cambio della libertà.
L’anno seguente il diavolo tornò con due compari. Pietrone, senza scomporsi, indicò il vecchio castagno.
"Prima di andarcene, almeno raccogliamo qualche castagna per il viaggio!" disse il primo diavolo.
"Ottima idea" rispose Pietrone con un sorriso. "Salite pure, io intanto preparo il sacco."
I diavoli si arrampicarono e subito rimasero incastrati tra i rami. Pietrone li lasciò lì per tre giorni, finché, per essere liberati, gli promisero altri tre anni di vita.
Ma il tempo passò e una schiera di diavoli arrivò con le catene per portarlo via definitivamente.
"Che peccato!" sospirò il carbonaio. "Ero proprio curioso di vedere quanti di voi riuscivano a stare nel mio sacco tutt' insieme!"
I diavoli, orgogliosi, ci entrarono tutti. Pietrone strinse il sacco e prese a colpirlo con un grosso randello. Li bastonò fino a farli piangere, per essere liberati, giurarono che non sarebbero mai più tornati per lui.
Quando Pietrone morì, si presentò alle porte del Paradiso, ma San Pietro lo fermò scuotendo la testa.
"Hai beffato il diavolo, ma hai venduto la tua anima. Non puoi entrare."
Allora scese all’Inferno, ma appena Lucifero lo vide con il sacco e il randello, chiuse il portone con un tonfo.
Pietrone tornò alla porta del Paradiso e bussò di nuovo.
"Nemmeno l’Inferno mi vuole! Dove posso andare?"
Fu allora che una voce risuonò nell’aria.
"Hai aiutato un viandante affamato senza chiedere nulla in cambio. Non meriti l’inferno né l’eterno vagare."
Pietrone riconobbe quella voce. Era lo straniero che aveva incontrato vicino al Garrafo. "Non posso farti entrare figliolo" disse con voce solenne. "Hai venduto la tua anima al diavolo, il patto è sacro. Il carbonaio abbassò li sguardo. Aveva vissuto una vita dura, tra i boschi e le piazze di carbone, aveva barattato il suo destino per una manciata di sollievo. Ma il Signore non era cieco alle sfumature dell'animo umano, quel grosso carbonaio non era malvagio, non aveva compiuto ingiustizie. Così in un impeto di Divina Misericordia decretò: "Non posso darti il Paradiso ma ti concedo un altro destino!" Con un gesto trasformò la sua anima, Pietrone si sentì leggero, il corpo si dissolse e si fece maschera, figura eterna nel Carnevale degli Zanni. Fu per sempre raffigurato come la guardia che tiene il diavolo in catene, un monito vivente, una risata che porta con sé la saggezza del limite e la redenzione attraverso un'antica tradizione artistica. E così, tra i villaggi dell'Alta Valle del Garrafo, l'anima del carbonaio Pietrone continuò a esistere, scolpito per sempre nella memoria popolare, mentre il diavolo, prigioniero della sua stessa astuzia, rimaneva incatenato ai suoi piedi, sconfitto per sempre dal gioco delle variopinte maschere e del destino.
Vittorio Camacci